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OK, andiamo alla radice del problema… problema che affligge molte categorie sociali…
In troppi hanno trovato comodo prendere la Bibbia, interpretarla con il più conveniente ragionamento mentale e auto-suggestionarsi in funzione di ciò.
Bella trovata. (sono ironico…)
Piccolo particolare: mancano i frutti, la Potenza di Dio.
Domanda: la Parola è incoerente e il Mittente ha sbagliato qualcosa o c’è qualcosa che non và nel destinatario?
Abbattiamo le ego-tradizioni religiose, sono compromesso, e inquinano la Verità rendendola peggio di una qualsiasi altra trovata umana, per cui occupare cervello infruttuosamente ai fini eterni.
Valga per me e per chi intorno a me metterà sufficientemente in discussione questo mondo, volendo andare fino in fondo…

Dodici.
Dodici minuti, e l’ho guardato e riguardato.
Ancora una volta, e una volta ancora, basito e senza fiato.

Adesso ci ripenso.
Non capita spesso di coglierne il senso.

Luce, rosso, rosa, arancio, il fuoco, brezza che sfiora la mia pelle, che riflette la stessa luce un poco…

Non sembravano dodici, quei minuti.
Un mese, tre mesi… Tempo quasi fermo.
Un brivido di pace che sembrava eterno.

Pieno.
Riempito più da questo, che dalle parole di una vita intera.
Riempito più da un triste autunno, che da una primavera.

Apparenze. Nessun’altra mai.
Superficiale e consueto sono esclusi da questo.
Cammino ora su un filo di stelle come pretesto.

Mi basta soffiare sul sole per scuoterlo,
mi basta sfiorare l’Immenso per viverlo.

E non capita tutti i giorni di vivere davvero.
Vederci chiaro quando tutto è nero.

E non capita tutti i giorni di morire al vecchio.
Mettere le ali, cavalcare universi.
Essere soli e non sentirsi persi.
Essere diversi e lì addormentarsi.

Assaporare la Sua Onnipotenza,
dando liberi spazi infiniti
all’essenza.

Religione è legare, essere obbligati direttamente (costringendo) o indirettamente (mettendo pesi) a fare qualcosa per sentirsi a posto con la coscienza: è una cosa mentale, un’ idea umana.

Fede è credere dal cuore, scegliere spontaneamente di fare qualcosa, sentendoti libero da tutto e da tutti, in ubbidienza a Dio e in funzione del sacrificio di Cristo: è una cosa spirituale, un’ idea divina.

E qui, su un treno in corsa, ancora una volta.
Lasciarsi perdere in universi di immaginazione, più grandi di qualsiasi impeto di passione.
Non trovo sonno in tutto questo.
Continuo a consumare ogni preoccupazione, continuo a dare spazio al moto dei sogni.
Penso alle miliardi di persone, ognuna con miliardi di emozioni da ricordare, da raccontare, da vivere.
Penso alle miliardi di combinazioni di eventi che possiamo vivere.
Penso che nessuno avrebbe potuto progettare una vita così sensazionale come questa. Come quella che ho dentro, come quella a cui sto dando una sembianza di fuoco.

Ho sentito dire che i sogni non possono avverarsi.
Ho sentito dire che, in caso ne avessi uno, in un eventuale raggiungimento sarei deluso, nei confronti delle aspettative.
Perchè tutti i piccoli passi che ti portano al sogno ti abituano alla nuova micro-circostanza, rendendola “non così speciale”.
Perchè quando vivi quel sogno, ormai, non è più un sogno; e il suo posto viene preso da un’ambizione più grande.
Siamo viziati.
Portare attenzioni, o un sorriso, a un bambino senza genitori, senza casa e senza cibo, mi fa credere che non sono un illuso se credo nei sogni.
Se voglio vedere una reazione di meraviglia, vera gioia, l’ apice della luce e della vita, la posso trovare nel punto più basso, dove le speranze si accasciano, pronte a tirare l’ultimo respiro.
Sarò anche un illuso, ma io credo nei sogni.
I miei non saranno nulla… ma di certo ho il potenziale manifesto per fare qualcosa nel tentativo di realizzare quelli di qualcun altro.
Intanto mi arrampico, ricercando la perfezione di Cristo, ricevendo il Suo Amore e ogni benedizione correlata al patto…
Puoi dire ciò che vuoi, ma questo è molto più di un sogno…

Prendi le mie mani… sono tue, non voglio darle a nessun’ altra.
Vorrei semplicemente che il nostro amore fosse il più bello. Lo desidero. Lo meriti.
Volare, volare in alto, e vedere tutto allontanarsi… lasciando ogni pensiero che non ci appartiene.
Andiamo su di una stella, cavalchiamo l’ universo, contemplando la magnificenza del nostro Dio.
Io l’ avevo già conosciuta, fissando i tuoi occhi per la prima volta. Fui avvolto.
Non avevo più fiato, non avevo più parole: non ne avevo la forza, ma sarebbe stato inutile.
Avevo dimenticato cosa volesse dire rimanere disarmati, davanti a una meraviglia di inestimabile valore, a un sogno. Rimanere come a sorridere sotto una fresca pioggia d’ estate senza potersi riparare.
Con te ho capito che Dio non ha mai avuto limiti, ho capito che mi sbagliavo quando pensavo che tu non potessi esistere.
Non vedevo l’ ora di trovarti…
Non ti lascerò per nessun motivo al mondo, anche se ciò avesse il prezzo della mia vita;
perchè essa perderebbe il significato che Dio mise nel mio cuore quando mi ha plasmato.
Amare… amarti.
DarGli tutto di noi perchè appartiene a Lui.
Fluendo in Lui, nella perfezione del Suo Amore, per tutta l’eternità. E oltre.
Una mente, un cuore…
Tu ed io,
come uno.

Ti conosco… fai di tutto per sfamare la tua sete di inganno.
Non sono più quello che tu ti ricordi… non più quello che vuoi che io mi ricordi.
Hai chiuso.

Tutto quello che è stato non è stato vano, anche se tu lo vorresti.
Stai solo sprecando tempo.
Hai perso.

Sei caduto, sei scivolato sempre più in basso, sei stato raggiunto, preso e distrutto, incatenato, sconfitto e condannato per sempre.

Vuoi ricordarmi il mio passato? Fai pure, ma un paio di cose da dirti sul tuo futuro.

La croce ha dato fine alla tua libertà.

Stai attento: in Cristo… IO SONO.

Una sera di queste, o forse sul suo fare,
mi trovai di mezzo a un prato d’erba fitta e crescente.
Davanti a me una distesa, che pareva il mare,
mentre il tepor della luce mi abbandonava lentamente.

Un tramonto di fuoco, un trionfo di colori,
emozioni visive che mi ebbero rapito.
Mi trovai a riflettere, benchè fossi lì fuori,
esposto, al cospetto di uno sguardo stupìto.

Un vecchio al mio fianco, dal candido pelo in volto,
mi chiese: “quì cosa ti porta, figliolo?”
Risposi: “ho un dubbio ch’è ancora irrisolto…
oscilla in me come tra cielo e suolo.”

Interessato, propose discorso,
volgendomi una celere domanda:
“Che cosa pensi del passato scorso
mentre osservi l’ adombrata landa?”

“Non saprei dirle, sinceramente!”
Risposi così su due piedi, turbato.
“Ma mi dica lei, buon uomo: alla gente
che cosa serve, in effetti, il passato?”

Con un gelido sorriso alzando il capo, donando un fil di luce al puntìto mento,
sfiorò con mano accorta la cima del prato.
E rispose: “A due cose esso porta giovamento,
e tali risiedono dentro al cuore amato.

La prima riguarda ogni sorta di bene,
ricevuto da un Padre che non riposa.
Dipeso da un sangue che lasciò le sue vene,
e che fu versato compiendo ogni cosa.

Non dimenticarti mai di tutto questo,
lascia che ti segni, indelebilmente.
Ma un’ altra cosa c’è, che ancor fa testo,
e che và tenuta viva nella mente.

Si tratta degli errori e degli sbagli che hai compiuto,
dolorose ferite, sotto forma di esperienza.
Sono come aiutanti che han bisogno del tuo aiuto,
perchè mai più se ne rinnovi la presenza.”

Con quest’ ultime parole, voltatosi mi lasciò,
creando un lento ritmo con dei passi pensierosi.
Dando fine a quel momento in cui egli mi donò
perle e diamanti inestimabili e preziosi.

Io, sbalordito, gridai “Grazie!”, a cuor sincero,
meditai le sue parole ed i suoi passi, in mezzo al prato,
il cielo lentamente era diventato nero
e rimasi tanto a lungo, sotto al gran manto stellato.

In sospeso e ad occhi chiusi, ancor per poco,
visitato e carezzato dalla brezza,
ripensai a quel vivido tramonto di fuoco,
che poco prima destò in me una leggera insicurezza.

Sorridendo capii che era Lui, in quella posa,
arrivato fino a me per rispondere al mio cuore.
Come uno sposo che sussurra dolcemente alla sua sposa:
“Non mi interessa capirti, per ora… lasciati amare.”

Cicerone diceva: “Quae potest esse vitae iucunditas, sublatis amicitiis?”
E aveva ragione… “Quale può essere la gioia della vita, se si sono escluse le amicizie?”
L’ amicizia è una gioia, è un valore aggiunto alle piccole cose, una sicurezza tra le grandi.
Non c’è amore più grande che dare la vita per i propri amici… l’ ha detto e l’ ha fatto… e voglio farlo anch’io, ovunque possa essere necessario…

Nel mio mondo non c’è preoccupazione, non c’è paura, perchè qualsiasi cosa accada sono in buone mani.
C’è sempre qualcuno che può consolarmi, e se sembra non esserci nessuno intorno scopro che invece, al mio fianco, c’era Qualcuno che non aspettava altro che asciugare le mie lacrime.
Ogni giorno è buono per fare festa, ogni giorno è “il” giorno migliore, non solo “un” giorno migliore.
Posso avere sempre il sorriso sulle labbra in ogni situazione, perchè l’ Amore perfetto che mi ha salvato è eterno, più di me.
Nel mio mondo ci sono meravigliose nuvole basse: cammino con i piedi per terra e la testa tra le nuvole, contemporaneamente.
Posso sognare con le redini in mano, senza lasciare che il profumo dei sogni svanisca sulle battute del tempo.
Posso farlo perchè le priorità sono fondate sulla roccia.
Posso trovare un abisso dietro una conchiglia, un granello di polvere dietro a un colossale forziere.
Tutto non dipende da quello che io penso, ma da quello che credo e che mi aspetto; non da quello che vedo, ma da quello che voglio vedere.
Nel mio mondo non c’è bisogno di inciampare in emozioni, a meno che non sia stato preparato un soffice terreno di promesse, un delicato letto di divina bontà.
Nel mio mondo c’è posto per chiunque ha donato sè stesso a chi ha donato sè stesso per primo, per Amore.